Ora mi alzo e parlo io. E ti disintegro.

Questo post, che non parla di editoria, in verità spiega tantissimo di editoria.

Agli scrittori, ai lettori, alle case editrici, ai giornalisti, ai critici, a chi si occupa di comunicazione e a chi vorrebbe capire il perchè di certi meccanismi.

E a chi non ha ancora capito bene che cosa sia veramente internet e come si dovrebbe usare.

Il post è un po’ lungo, ma credo che valga la pena di leggerlo.

Ma questa casa editrice sarà seria?

Perchè non girare la domanda ogni tanto e chiedersi: ma questo scrittore sarà serio?

Si può capire, senza leggerne nemmeno una frase, se uno potrebbe o non potrebbe essere uno scrittore?

Ad esempio da un profilo Facebook?

Ad esempio guardando solo tre foto?

Ad esempio in meno di un minuto?

Si, si può.

Ma se tutto il web fosse tappezzato da foto, articoli di giornali, interviste sui quotidiani, ospitate in tv su Rai1 che ci dicono invece che quello dovrebbe proprio essere un affermato scrittore, paroliere e regista?

Come la mettiamo?

La mettiamo che usiamo l’intelligenza.

Brevissima premessa assai noiosa: in un momento per me davvero particolare, quando in un post ho spiegato di avere un tumore, un utente, tale Massimo Piccolo (il personaggio che si vede in foto) mi ha attaccato con una cattiveria davvero spropositata.

“Tu non hai nessun tumore e scrivi solo minchiate. Sarai fenomenale ma sei un povero buffone e fai schifo. Tu e tutti quei mentecatti che credono alle tue cazzate.”

Ok Massimo Piccolo, se la pensi così è lecito.

Chi ti obbliga a credermi?

Di certo io non ho interesse a farti cambiare idea: non ho mai sentito il tuo nome, non so chi sei e i tuoi commenti sono sciocchi. E scritti pure male.

E’ strano però che nei miei post precedenti intervenivi sempre tu (e mai il contrario) pensando che io fossi una donna con messaggini pieni di dolcissime emoticon parlando di pizze da mangiare insieme.

E ovviamente io ti ignoravo. {1-screenshot}

Ma poi: se io scrivo che ho un tumore e tu non ci credi e allora io ti scrivo di venirmi a trovare in ospedale e tu mi rispondi che andrebbe anche bene perchè proprio in quei giorni tu (napoletano) dovresti essere in una determinata città del nord per la presentazione di un libro e io ti rispondo che l’ospedale -guarda a caso- è proprio in quella città, e subito dopo tu mi rispondi che non vuoi più venire allora c’è qualcosa che non quadra. {2-screenshot}

Se poi io, allibito da tanta stupidità, sempre in quel post, pubblico i miei referti medici e tu, senza nessuna pietà umana e nonostante l’evidenza continui ad attaccarmi con assoluta cattiveria allora il tuo problema è grande. 

E sei anche stupido: perchè io, se pensassi che uno possa mentire sull’avere o non avere un tumore, non solo non sprecherei una sola parola per metterlo in dubbio ma probabilmente andrei ad accendere un cero perchè il suo problema sarebbe infinitamente più grave dell’avere il cancro.

Tu hai provato (vanamente) a ferirmi con una cattiveria inaudita e senza pari proprio nel momento in cui ero più vulnerabile ridicolizzando, sotto forma di mere allusioni, il mio tumore, il mio dolore e qualsiasi cosa io abbia mai scritto.

Tu hai avuto il coraggio di farlo nello stesso post in cui ho scritto che mi avevano predetto 6 mesi di vita.

E l’hai fatto senza pietà.

Non ci sei minimamente riuscito, sia chiaro, però ci hai provato.

Troppo cattivo e troppo ignorante: ti avevo bloccato e dimenticato.Ma poi qualche giorno fa una persona ha condiviso un mio post.

E quel post tu l’hai commentato insultandomi ancora una volta nell’unico modo che conosci: alludendo, insinuando, e sottintendendo.

Fatti concreti? Mai.

Delle giovani ragazze, che sono persone che di editoria ne capiscono molto più di te hanno provato con educazione a farti notare la tua pochezza.

E tu, ovviamente senza argomenti, le hai prese in giro e offese.

Volevi attirare la mia attenzione?

Perfetto, hai finalmente attirato la mia attenzione. Ora, in un letto d’ospedale (aspetta a godere: è solo una visita di controllo e il tumore è in regressione, tiè) con un telefonino, una penna e qualche foglio di carta ti ho dedicato ben 4 ore. {3-screenshot}

Perchè vedi Massimo Piccolo, a te è sempre sfuggito che io, al tuo contrario, non devo vendere nulla.

Nessun libro, nessun sito, nessun blog, nessuna casa editrice, nessuna scuola di scrittura, nessuna agenzia letteraria, nessuna rivista e nessun prodotto.

Nulla di nulla.

E nessuno può dire il contrario.

Io ho scritto e ogni tanto scrivo di editoria.

In modo arrogante, spocchioso, brutale, saccente e diretto? Assolutamente.

Qui hai dichiarato pubblicamente che tu hai “il dovere di sbufalare le mie scempiaggini.”

Peraltro senza mai entrare nel merito di quello che io scrivo. Anche perchè io di scempiaggini non ne ho mai scritte, tra l’altro.

“scrive cazzate e voi siete dei poveri mentecatti” è il massimo di come tu abbia mai argomentato.” {4-screenshot}

Massimo Piccolo: stai per imparare che le fonti non sono importanti; le fonti sono fondamentali. Come lo è l’intelligenza.

Fine della noiosissima premessa.

Quindi adesso sai che c’è?

C’è che io mi fermo, mi alzo e, se permetti, ti do una lezione sull’editoria, su come si argomenta e su come si fa DAVVERO a sbufalare le scempiaggini.

Nonchè sulla differenza che c’è fra un’insinuazione ed un fatto concreto.

Ma soprattutto sull’abisso che c’è fra pensare di essere intelligenti ed esserlo veramente.

In questo lungo post non troverai ombra di allusioni, calunnie, insinuazioni, pettegolezzi o sospetti.

Ogni singolo fatto (pubblico, poichè pubblicato su internet) è stato da me analizzato, controllato e verificato.

Questo per farti capire, una volta per tutte, che cosa vuol dire fare una figura di merda. E, nel tuo caso, tombale.

Se ho ragione io, vuol dire che stai per assistere in diretta a come io disintegro -senza pietà alcuna- la tua credibilità di scrittore, di paroliere, di regista e di fotografo. Nonchè di uomo.

Lentamente, cinicamente, crudelmente e chirurgicamente.

E visto che io le cose, o le faccio bene o non le faccio proprio, per ogni singola citazione o fatto concreto riporterò fra parentesi un numero che sarà lo stesso del corrispettivo nei commenti a seguire e che sarà a sua volta corredato dal link o screenshot pertinente.

Tutto chiaro, tutto verificabile, tutto facile, tutto logico. Tutto vero.

Fatta eccezione per i primi tre commenti.

Perchè sarà proprio lì, come continuazione del post, che spiegherò come si può capire, con tanto di esempi figurati, da un profilo Facebook e in meno di un minuto, se quello è stato, è, o sarà mai uno scrittore.

Ribadisco: fatti concreti e verificabili Massimo Piccolo, non illazioni, allusioni, sensazioni o insinuazioni. Quello è il tuo, di campo.

Io invece -purtroppo per te- analizzo e mi baso esclusivamente su fatti concreti.

E in questo post li spiegherò meglio di chiunque altro. Salvatore Aranzulla compreso.

Cominciamo dall’inizio.

La tua biografia. {5-screenshot, non si sa mai…}

Quale dovrebbe essere la biografia più seria e precisa se non quella che compare sul proprio sito?

Infatti su www.massimopiccolo.it alla voce Bio si legge testualmente:

“Niente bio ufficiale su questa pagina, quella è roba che lasciamo ai giornalisti. Sono nato negli anni ’70 a Pomigliano, nella provincia della mia amatissima Napoli”

Niente Bio ufficiale? E come mai?

Siamo nel 2019 e tu scrivi che sei nato negli anni ’70.

Ovunque sul web c’è scritto sempre che tu sei nato nei generici anni ’70.

Ma sarà 70 o 79?

Perchè sai, la differenza è di ben dieci anni.

Perchè modificare la realtà?

Perchè essere vaghi?

Perchè confondere?

Perchè non essere onesti?

Massì dai, queste sono “robe” da lasciare ai giornalisti.

L’hai scritto tu, no? Lasciamogliele allora.

Tipo a Vincenzo Aiello che qui https://www.ilmattino.it/AMP/cultura/estelle_antifavola_di_massimo_piccolo_scritta_un_romanzo_storico-3949603.html?espv=1 il 3 Settembre 2018 (cinque mesi fa) su -Il Mattino- quotidiano nazionale, ha pensato bene di cominciare così l’intervista:

“Abbiamo conosciuto Massimo Piccolo, il quarantenne scrittore originario di Pomigliano D’Arco, in molti ambiti del mestiere dello scrivere: autore, paroliere; ed anche come regista e fotografo.” 

Autore, paroliere, regista e fotografo… 

Ma quante cose.

Ma soprattutto quarantenne.

…siamo proprio sicuri?

Pare proprio di no, perchè in questo articolo http://www.jazzitalia.net/viscomunicatoemb.asp?ID=2166#.XDBJ3b0uLqA guarda a caso, risulta che tu sei nato il 5-5-1971 e tu, te lo comunico ufficialmente, sei nato proprio il 5-5-1971.

Tu, anche se ti togli 10 anni e DAI o FAI scrivere informazioni sbagliate, sei in pratica un cinquantenne.

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti.

Ma questo è meno di niente, proseguiamo.

Qui tu hai scritto che, come fotografo, collabori con Vanity Fair. {6-screenshot, non si sa mai…}

Sulla tua biografia invece non l’hai scritto.

Però, in modo assai dubbio, confuso e fuorviante, nel tuo sito hai riservato un’intera pagina a Vanity Fair.

Io l’ho aperta.

Sai cosa c’è?

NULLA. {7-screenshot, non si sa mai…}

Sempre nel tuo sito hai riservato un’intera pagina alla sezione Fotografia.

Io l’ho aperta.

Sai che c’è scritto?

“…in questa sezione racconterò un po’ di foto di grandi artisti e qualche volta pubblicherò qualcuno dei miei lavori.”

E basta.

Sai quanti lavori tuoi ci sono? ZERO.

Non è un po’ strano? Il grande fotografo Massimo Piccolo, già collaboratore di Vanity Fair, che sul suo sito non pubblica neanche uno dei suoi servizi?

Proprio a Napoli, terra di matrimoni diciottesimi e prediciottesimi?

Possibile?

E allora sai che c’è Massimo Piccolo?

C’è che io ho chiamato l’editore Condè Nast (che pubblica Vanity Fair) al numero 02/85611 ho parlato con la brava Daniela e le ho chiesto se Massimo Piccolo fosse un loro collaboratore.

“Massimo Piccolo chi??? Non è nel database e il suo nome come fotografo non mi dice assolutamente nulla. Con Vanity Fair questa persona non ha mai avuto niente a che fare.”

Daniela, ufficio stampa Condè Nast Italia.

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti.

Proseguiamo?

Sulla tua biografia hai scritto:

“Per un po’ ho lavorato come giornalista, collaborando con il Corriere della Sera, Elle e per chi lo ricorda ilnuovo.it.”

Che dici, controlliamo?

Corriere della Sera:

“Massimo Piccolo chi??? Nel nostro database, che contiene i nomi di tutti giornalisti, non c’è nessun Massimo Piccolo. C’è Francesco Piccolo, ma di Massimo Piccolo non c’è traccia.”

Sig. Marino, Corriere della Sera.

Telefono 06/688281

Poi, per venirti incontro ho pensato: ma non è che si sarà confuso e avrà scritto Corriere della Sera anzichè Corriere del Mezzogiorno?

E allora ho chiamato anche loro.

“Massimo Piccolo chi??? Ma per niente proprio.”

Sig. Antonio Di Rosa, Corriere del Mezzogiorno.

Telefono 081/7602001

Elle (gruppo Hearst):

“Massimo Piccolo, come giornalista, non ha mai collaborato con noi. In un vecchissimo file compare una collaborazione, ma non come giornalista. Chiunque ci abbia fornito anche solo una foto del valore di 50.000 lire compare come collaboratore in quel database. Ma assolutamente non come giornalista.”

Sig.ra Romina, redazione Elle. (gruppo Hearst)

Telefono 02/66192584

Ilnuovo.it:

Non esiste più.

Vogliamo essere pignoli?

Basta collegarsi con il sito dell’ordine dei giornalisti arrivare fino al cognome Piccolo e rendersi conto che fra i quattro giornalisti professionisti col cognome Piccolo presenti nessuno si chiama Massimo.

E neppure fra i venti giornalisti pubblicisti. {8-screenshot}

Invece Francesco Piccolo c’è.

Chissà come mai.

E lui si che scrive sul Corriere della Sera.

E questi cosa sono?

Sono fatti concreti e verificabili.

Da tutti.

Ma questo è ancora niente.

Ora facciamo sul serio.

Sempre dalla tua Bio, alla voce “Opere” compaiono tre voci: {9-screenshot}

– 90 passi (libro)

– Assolo (film)

– Estelle (libro)

Cominciando con il primo libro da te pubblicato (90 passi) possiamo notare che…possiamo notare che…

Pensavi di averla sfangata e Massimo Piccolo?

Ti è andata male.

La prima “opera” di Massimo Piccolo non è stata “90 passi” ma è stato un libriccino di 48 paginette pubblicato da un’irrilevante micro casa editrice (ovviamente defunta) che si chiamava Edizioni Associate, che si intitolava “Luna di seta” che è uscito a maggio del 2004

(www.edizioniassociate.it era il loro sito, ovviamente irraggiungibile) e dove nella quarta di copertina Massimo Piccolo, che ama farsi definire “paroliere”, ha avuto il coraggio di scrivere questo obbrobrio:

“Se hai vissuto, stai vivendo o senti di star per vivere un amore inquieto”

…con buona pace dell’apocope, dell’orecchiabilità e della scorrevolezza.{10-screenshot}

E come mai questo libro nella Bio non viene menzionato?

Perchè Massimo Piccolo è così attento a non collegare mai il suo nome con le parole “Luna di Seta”?

Che dici Massimo Piccolo, provo a spiegarlo io?

Ci sono due spiegazioni: la prima (che fa ridere) la spiego subito.

La seconda (che fa piangere) la spiego più avanti.

La prima è perchè uno potrebbe fare una ricerca su google finendo qui:

https://hobby.alfemminile.com/forum/massimo-piccolo-luna-di-seta-fd86903 e leggere come -guarda i casi della vita- proprio a maggio del 2004, queste quattro ragazzine fan sfegatate dell’assoluto esordiente Massimo Piccolo (non pensate che cu sia lui dietro a quei quattro profili eh, malfidenti stupidotti…) si sperticavano in complimenti rivolti alla sua prima “opera” appena pubblicata che spaziavano dal paragonarlo a Baricco (si, avete letto bene) fino ad arrivare a prendersi la briga (nell’ultimo messaggio) di copia/incollare TUTTE le entusiastiche recensioni apparse su IBS.

Recensioni che, essendo palesemente FALSE, sono state cancellate da IBS così come la possibilità di acquistare quel libro.

Infatti su IBS, con quel titolo, c’è giusto un cd che non c’entra nulla con il libro. {11-screenshot}

Ovviamente non manca, nel penultimo commento, il riporto di un’altra fantasmagorica recensione apparsa su Azlibri. (sito ovviamente inesistente)

Fatevi un favore, ma fatevelo davvero: aprite quel link e leggete.

Vi sperticherete dalle risate fino al momento, inevitabile, in cui assai tristi, proverete imbarazzo e vergogna per lui.

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti. {12-screenshot, non si sa mai…}

Passiamo adesso a “90 passi nella gastronomia napoletana”

Vi pare possibile che uno possa scrivere un libro e limitarsi a parlare di quello che ha scritto?

No, anche in questo caso c’è sempre qualcosa di strano, di ambiguo, di poco chiaro, di finto.

“Volevo scrivere un libro e l’ho fatto!”

Conciso, trasparente, diretto e sincero.

E infatti, queste parole lui NON le ha mai pronunciate.

No, lui ha preferito farsi intervistare qui http://www.napolitoday.it/eventi/90-passi-nella-gastronomia-napoletana-intervista-massimo-piccolo.html e dichiarare ufficialmente questo:

“Com’è nata l’idea del libro?”

“A voler essere onesti bisogna dire che questo è un libro nato su commissione. Un editor di una delle case editrici più importanti e conosciute d’Italia l’estate di due anni fa mi propose di fare questo tour gastronomico che si sarebbe dovuto compire in 101 locali. Una volta terminato il lavoro però ho avuto diversi problemi, soprattutto di natura umana, con l’editor che nel frattempo era stato sostituito a quello che mi aveva ingaggiato. Per mantenere saldi i miei principi e non rischiare di snaturare il senso “vero” del libro, ho preferito cedere il testo a questa nuova casa editrice napoletana – Neapolis Alma Edizioni – fatta da validissimi ragazzi napoletani e in qualche modo coccolata da illustri personaggi“

Mah…

A occhio voi dite che è possibile che dopo il fenomenale “Luna di Seta” di 48 paginette, che avrà venduto meno di venti copie, gli editor delle più importanti case editrici Italiane si siano messi a rincorrere Massimo Piccolo per i vicoli di Napoli pregandolo di scrivere un libro sulle pizzerie?

Ma vogliamo proprio crederci?

Ok crediamoci pure, però lui dovrebbe spiegare perchè in quell’irrilevante micro casa editrice ormai defunta, Neapolis Alma Edizioni (www.neapolisalmaedizioni.it era il loro sito, ovviamente irraggiungibile e da non confondere con Alma Edizioni www.almaedizioni. di Firenze che non c’entra nulla) guarda a caso ci lavorava tale Eduardo Ronca https://it.linkedin.com/in/eduardo-ronca-539a6382 {13-screenshot, non si sa mai…} che, oltre a lavorare in quella casa editrice, era soprattutto un dipendente della ditta di Massimo Piccolo, la Moon Over produzioni (dopo ci arriviamo e ci divertiamo) e che su Twitter pubblicava sfolgoranti commenti di questo tipo:

“90 passi di Massimo Piccolo, tra i libri più venduti del settore.” {14-screenshot, non si sa mai…}

Un libro tra i più venduti nel settore??

Il settore, per intenderci, della Parodi del Gambero Rosso e della guida Michelin??

Questo è stato affermato da “un validissimo ragazzo napoletano” che -guarda a caso- lavorava sia in quella casa editrice che per Massimo Piccolo come dipendente.

Mah…

Possibile poi che questa guida definitiva alle pizzerie napoletane “tra le più vendute nel settore…” non abbia, ad oggi, NESSUNA recensione da NESSUNA parte?

Semplicemente no, non è possibile.

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti.

Ma chi sarebbe questa famosa casa editrice, tra le più importanti d’Italia, che avrebbe rincorso Massimo Piccolo per i vicoli di Napoli pregandolo di scrivere un libro per loro?

Lui nell’intervista si guarda bene dal dirlo quindi non possiamo fare nessuna verifica.

….siamo proprio sicuri?

E no, a Massimo Piccolo gli è andata male anche questa volta.

Perchè basta guardare questo video http://www.roadtvitalia.it/90-passi-nella-gastronomia-napoletana-attraverso-la-penna-di-massimo-piccolo/ soffermarsi dal secondo 0:55 in poi per apprendere, dalla sua viva ma stanca voce, che la casa editrice in questione è la Newton Compton.

E allora sai che c’è Massimo Piccolo?

C’è che io ho chiamato l’editore Newton Compton, ho parlato con il bravo Vladimiro e gli ho chiesto se avessero mai sentito parlare di Massimo Piccolo.

“Massimo Piccolo chi??? Noi non abbiamo mai avuto nulla a che fare con quel personaggio.”

Vladimiro, ufficio stampa Newton Compton Editori.

Telefono 06/65002553 

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti.

Che poi, se la Newton Compton è una casa editrice così poco seria da causarti tutti questi problemi per te che ci tieni tanto a “mantenere saldi i miei principi e a non snaturare il senso dei libri” (parole tue -testuali- rilasciate in quell’intervista) come lo spieghi che ad accompagnare la tua dipendente, nonchè giornalista, nonchè guida turistica, nonchè vicepresidente dell’associazione Luna di Seta di cui tu sei Presidente e nonchè scrittrice che i suoi libri li pubblica davvero con la Newton Compton, a presentarli ci vai sempre tu?

In quelle occasioni dove sono i tuoi principi? Insieme ai libri snaturati?

Passiamo ora al film “Assolo”

Film di cui Massimo Piccolo è stato regista, sceneggiatore e se l’è anche prodotto da solo.

Prodotto da solo significa che nessuno ha creduto in lui?

Non lo so, ma anche qui c’è qualcosa che non torna.

Molto più di qualcosa.

“Ragazzi, io ho fatto un film con la speranza di aver fatto un buon lavoro!”

No, ovviamente Massimo Piccolo NON ha mai detto nulla di tutto ciò.

Massimo Piccolo, oltre alla bizzarra scelta personale di presentarsi in tv da Marzullo con la barba da fare, le gote rosse e i capelli unti calati sugli occhi persi {15-foto} a dire che lui si mantiene esclusivamente con le sue opere “Luna di Seta” e “90 passi nella gastronomia napoletana” {16-video dal minuto 3:00 al minuto 4:10 = https://www.youtube.com/watch?v=xIZo_JVreRM} entrambi frutto di micro case editrici defunte, (è sempre giusto ricordarlo)  ha pensato bene, intervistato dal consueto -Il Mattino-qui https://www.ilmattino.it/AMP/spettacoli/assolo_film_cast_regista-489841.html di rispondere ad una domanda in questo modo:

“Il problema grosso è che adesso il film è stato acquistato negli USA (uscirà in dvd da ottobre)…».

Che bel problema.

E soprattutto grosso…

Ora, non avendo trovato nulla sul web e visti i precedenti viene da chiedersi: ma questo film è stato davvero acquistato dagli (e non “negli”) Usa?

Da chi?

E, nel caso, è stato proiettato?

Dove?

Il dvd dove si può acquistare?

Esiste?

Il titolo con cui è stato distribuito?

Ci sono delle recensioni sui siti americani di questo film?

Perchè su internet non c’è nulla.

Neanche digitando “Massimo Piccolo movie director”

Neanche digitando “a movie by Massimo Piccolo”

Neanche dgitando “Massimo Piccolo’s dvd”

“Il film è stato acquistato negli Usa” è una dichiarazione ufficiale data ad un quotidiano nazionale.

Risposte non ammesse: “eh abbiamo avuto problemi…eh siamo in causa…eh avevamo già firmato ma poi per un cavillo burocratico non abbiamo concluso…eh il produttore era Weinstein che mi aveva invitato nella sua stanza d’albergo ed io non ho ceduto; perchè io sto con il movimento me too, sia chiaro.”

Giorgio Bruno, persona squisitamente gentile della società che ha distribuito il film, la Explorer Entertainment, che ho chiamato allo 06/89528593 mi ha detto che loro sono stati pagati solo per distribuirlo e che del resto non sanno nulla.

Andiamo avanti con le recensioni: la prova del nove.

Sul sito mymovies https://www.mymovies.it/film/2013/assolo/ compaiono i commenti del pubblico e della critica.

Pubblico: ovviamente -ci avrei scommesso- tutte 5 stelle su 5 e sperpero di parole tipo…capolavoro…Il film definitivo…ti prego continua…bello come i suoi libri…intenso…poetico ecc.ecc.

Ma poi prendi i nomi, li metti sulla barra di google e viene fuori che sono tutti di Napoli.

Amichetti?

Comparse?

Maestranze?

Amici degli amici?

Casualità? {17-screenshot}

Non lo so.

So invece che un critico (un critico vero e proprio su quel sito) che il suo lavoro lo fa seriamente e bene, Gabriele Niola, gli ha assegnato una stella e mezza e l’ha descritto (e demolito) come meglio non si sarebbe potuto fare.

Anzi, forse si.

Qui ad esempio https://www.recensito.net/archivio/25-cine-tv/5628-massimo-piccolo-debutta-al-cinema-con-assolo-ma-stecca-la-prima.html dove un altro critico (un critico vero) Giacomo Perruzza, lo asfalta senza appello con frasi tipo “la piccolezza del progetto” proseguendo con “un rimescolamento di frasi che vorrebbero essere a effetto, ma che scadono spesso nel banale, come banali sono le elucubrazioni” per concludere con “un assolo suonato fuori tempo.”

E così anche il “paroliere” Massimo Piccolo è stato sistemato.

Se cercate Assolo su google vi verrà fuori un film con lo stesso titolo ma prodotto due anni dopo da Laura Morante.

Colei che -per inciso- data l’assoluta irrilevanza del film di Massimo Piccolo, non ha neppure pensato di cambiare titolo.

Tutto qui?

Ma ovviamente no.

La ditta di produzioni video di Massimo Piccolo si chiama Moon Over.

Il sito è www.moonoverproduzioni.it che però una volta cliccato (fateci caso, guardate l’url in alto sulla barra) diventa magicamente http://moonoverproduzioni.wixsite.com/moonoverproduzioni (e questo non è un particolare da poco, dopo spiego perchè)

Su quel sito, andando alla pagina “Produzioni” sotto la dicitura “Le nostre produzioni:” si può ben vedere la locandina del film “Il Marito perfetto”

Ma che bello!

L’ha prodotto proprio lui quindi questo bel film!

Siamo sicuri?

Perchè su Wikipedia {18-screenshot} questo film (con relativa locandina) risulta essere stato prodotto dalla Dea Film di Roma e non dalla Moon Over di Pomigliano d’Arco.

Come mai?

Non è che forse Massimo Piccolo ha prodotto un cortometraggio anni prima con lo stesso titolo ma che non ha nulla a che vedere con quel film?

Mah…

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti.

Massimo Piccolo, a proposito di serietà, onestà e coerenza, tu ti ricordi di quando sui miei post mi davi ragione a proposito di quanto fosse condannabile l’editoria a pagamento?

E di quanto fosse immorale illudere e prendere per il culo chi vorrebbe esordire con un libro chiedendo dei soldi in cambio?

Ecco, nel caso non ti ricordassi. {19-screenshot}

E ti ricordi quando sui post altrui mi accusavi di scrivere cose prese dal web (senza spiegare dove, ovviamente) per chissà quale fine?

O peggio per guadagnare (senza spiegare come, ovviamente) qualche spiccio?

Bene, allora dovresti spiegare perchè sul tuo sito, sulla prima pagina (prima eh…) sotto la voce selezione registi EMERGENTI e alla voce REGOLAMENTO, al punto uno (uno eh…) tu IMPONI venti euro da versarsi sul tuo conto corrente come condizione tassativa per valutare questi registi.

E lo fai proprio tu, con il tuo conto corrente, la tua ditta e il tuo numero di telefono. {20-screenshot}

Un caso, Massimo Piccolo?

Pare proprio di no:

E mentre che ci sei perchè non spiegare che anche qui http://www.moonoverproduzioni.it/regolamento.htm con il nome di un’associazione NO-PROFIT SENZA SCOPO DI LUCRO di cui tu sei il Presidente chiedi i soliti venti euro come condizione tassativa per partecipare al concorso “Scheggia Emergente” da te inventato e riservato, guarda un po’, a “chi propone QUALSIASI genere musicale.”

(21-screenshot, non si sa mai…)

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti.

Consiglio di vedere la foto di queste serate che non si capisce bene se si siano svolte nel salotto della casa della nonna di Cappuccetto Rosso o in uno scantinato.

E ora il gran finale: veniamo ai giorni nostri e occupiamoci della tua quarta e ultima “opera”, il libro Estelle.

Si, il libro che insieme a “Luna di Seta” e a “90 passi nella gastronomia napoletana” (entrambi editi da micro case editrici defunte, è sempre bene ricordarlo) asserisci che ti darebbe da vivere e che ti permetterebbe quindi di descriverti con la definizione con cui tanto ami pavoneggiarti: scrittore.

Per capirci, stiamo parlando di un libriccino di 80 pagine la cui sinossi è questa:

“La principessa e futura regina Estelle, figlia del re Gustav IV e Alessaija, sembra aver ereditato dalla madre non solo la straordinaria grazia e bellezza, ma anche una terribile e, forse letale, avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per l’amore incondizionato che prova per lei, il Re padre trasforma il castello, e l’immenso giardino, in un posto dove il sole non potrà affacciarsi…ecc.ecc.” 

Ora, a parte che sembra la copia esatta della fusione del film The Others con il cartone animato Hotel Transylvania, io questo libro non l’ho letto (e mai lo leggerò per carità) quindi non posso giudicarlo.

Però vorrei fare luce ancora una volta sul tuo modus operandi.

Amazon, ad esempio.

Tre recensioni.

E -ci avrei scommesso- tutte e tre entusiastiche.

Ora, se tu mi dici che Amazon non vende in tutto il mondo ma solo a Napoli e provincia e che in verità si chiama Amazzunnie allora hai ragione tu.

In caso contrario però dovresti spiegare perchè la prima recensione è proprio di tale dottoressa Luigia Chianese. {22-screenshot, non si sa mai…}

Sarà di Aosta? 

Bolzano?

Lucca?

Portofino?

Siracusa?

Eh no, guarda a caso è proprio di Mugnano di Napoli.

Casualità?

Mah…

La seconda recensione è di tale Erigibbi che, è bene ricordarlo, ha un blog in cui recensisce libri e che,  come unico fine (peraltro dietro consegna del libro cartaceo a titolo di omaggio) appunto, recensisce codesti libri. {23-screenshot}

Proprio brava questa Erigibbi: recensisce (chissà perchè su Amazon) tutti i libri che gli scrittori le mandano.

E chissà perchè le sue sono tutte recensioni a 5 stelle.

Già, chissà perchè.

A proposito, volevo postare qualche link dove si descrive il sottobosco degli inutili blog che, dietro compenso, recensiscono libri (su Amazon) con tanto di listino prezzi.

Non so dove postarlo.

Massì dai, lo faccio qui:

La terza entusiasta recensione invece è di tale Val. {24-screenshot, non si sa mai…}

Val, che su Amazon ha scritto esclusivamente una recensione.

Una sola.

Val che, guarda a caso, quell’unica recensione ha deciso di farla proprio a Massimo Piccolo.

Val, che l’ha scritta così bene, ma così bene, che merita di essere qui riportata:

“Un piccolo racconto che si veste di abiti fiabeschi per affrontare temi esistenziali affini ad ogni essere umano. La coesistenza tra antico e moderno, fiaba e realtà si colloca alla base di un mondo descritto con attenta minuziosità dall’autore. Se nella prima parte dell’opera Massimo Piccolo sussurra la storia di Estelle a mo’ di ninna nanna, nella seconda parte assistiamo ad un ribaltamento totale volto non più a cullare i lettori bensì a destarli dal torpore fiabesco rappresentando la realtà come una finestra rivolta verso il mare infinito.”

Val, che pare proprio essere uscita in fretta e furia direttamente dal forum alfemminile.com di 16 anni prima. …questa volta senza scomodare Baricco, grazie al cielo.

Degli altri irrilevanti blog che parlano di questo libriccino non ha nessun senso parlarne.

L’ultima recensione da lui pubblicizzata in ogni dove (entusiasta, figurati) è apparsa sul blog Vaniglia&Cannella.

Sono andato a vedere quante persone hanno visualizzato il profilo di quel blog. {25-screenshot}

136 persone in tre anni.

Il nulla.

E questo cos’è?

Un fatto concreto e verificabile.

Da tutti.

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E adesso in questo spazio, caro il mio Massimo Piccolo, stiamo per entrare in un campo che esula dalle scaramucce virtuali sull’editoria per approdare a qualcosa di molto diverso che ha a che fare con il mondo reale.

Consiglio: LEGGI BENE.

Ma proprio BENE.

Anzi BENISSIMO.

Mi sono chiesto come sia possibile che ogni “opera” che ti riguardi finisca sempre e comunque sul -Il Mattino-

e poi mi sono imbattuto in questo articolo:

e ho preso atto che due scrittori protagonisti di questa iniziativa sono: una il tuo braccio destro alla Moon Over e l’altro un capo redattore de…Il Mattino.

E questo può non volere dire nulla.

L’articolo ci spiega che l’associazione Luna di Seta organizza, a pagamento (c’è scritto…c’è scritto…in fondo un po’ mascherato ma c’è scritto.

Lo chiamano contributo associativo…) visite guidate.

E ne organizza tantissime, come si può ben vedere da uno dei suoi tanti profili Facebook:

E per ogni persona che partecipa, quest’associazione chiede il pagamento di 10 o 12 euro.

E anche questo può non volere dire nulla.

Quest’associazione NO-PROFIT, per statuto, deve agire SENZA SCOPO DI LUCRO.

E anche questo può non volere dire nulla.

Quest’associazione ha il Patrocinio della Regione Campania e della Provincia di Napoli ed è attiva dal 2004.

Quindici anni di visite guidate a 10/12 euro per ogni partecipante?

Sono tanti soldi. Ma proprio tanti.

E anche questo può non volere dire nulla.

Poi mi sono chiesto chi ci sia dietro quest’associazione.

E allora ho digitato su google “associazione luna di seta” e il primo risultato che è venuto fuori è stato questo:

Ass Luna di Seta – Moon Over {26-screenshot}

E questo forse qualcosa vuol dire. 

Poi ho aperto questo link:

http://www.moonoverproduzioni.it/ass_luna_di_seta.html dove ho avuto la conferma che “l’associazione Luna di Seta” è appunto NO-PROFIT, è nata nel 2004 e devolve i soldi a Telethon, Amref e ad Action Aid. (ma ci rendiamo conto Massimo Piccolo???)

Ovvero da ben quindici anni.

La pagina in questione quando si apre visualizza solo (chissà perchè eh…) un’immagine che se cliccata rimanda al sito nuovo ma basta copia/incollare tutto e trasportarlo su word -ad esempio- per leggere il testo che si è voluto nascondere con quell’immagine. {27-screenshot e spiego come fare}

Alchè mi sono chiesto: ma perchè ci sono due siti diversi della Moon Over Produzioni?

Uno con l’url

e l’altro con l’url

http://www.moonoverproduzioni.it/chi_siamo.html 

Forse perchè si sono dimenticati o non sono in grado di eliminare quello vecchio?

Mah…

Quindi ora, a Massimo Piccolo (lo scrittore che in tv dice di mantenersi con le sue opere) ai suoi amici e a tutti quelli che amano le cose CHIARE e TRASPARENTI vorrei fare due domande:

1) La Moon Over di Massimo Piccolo, ditta individuale, quando è nata?

Nel sito ufficiale http://moonoverproduzioni.wixsite.com/moonoverproduzioni/videos nella sezione chi siamo c’è scritto testualmente che: “La Moon Over è una casa di produzione indipendente nata nel 2011.” {28-screenshot}

Anche in questo sito ufficiale http://assoloilfilm.blogspot.com/p/moonover-produzioni-chi-siamo.html?m=1 c’è scritto testualmente che la Moon Over è nata nel 2011. {29-screenshot}

Molto bene. Ma allora perchè in quest’altro sito ufficiale http://www.moonoverproduzioni.it/chi_siamo.html nella sezione chi siamo c’è scritto testualmente che è nata nel 2006?

“La Moon Over si sta affermando come una delle più importanti case di produzioni del meridione…..

Dal 2006 cura la produzione artistica di…..”

E anche qui la pagina in questione quando si apre visualizza solo (chissà perchè eh…) un’immagine che se cliccata rimanda al sito nuovo ma basta copia/incollare tutto e trasportarlo su word -ad esempio- per leggere il testo che si è voluto nascondere con quell’immagine. {30-screenshot e spiego come fare} (basta copiare il testo di tutta la pagina e incollarlo su word)

E se fosse nata davero nel 2011, come si spiega che in questo articolo del 12 gennaio 2008 (tre anni prima della sua nascita…) se ne parlasse già?

Come anche in quest’altro http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4366%3Ascheggia-emergente-lavventura-continua&catid=102&Itemid=680

del 27 marzo 2008 dove c’è scritto addirittura che la Moon Over è già “al terzo compleanno.”

Quindi?

La Moon Over (una delle più importanti case di produzioni del meridione, tra l’altro…) è nata nel 2011 come è scritto nel sito ufficiale o è nata nel 2006 come è scritto nel vecchio sito ufficiale?

Non è molto ambiguo tutto ciò?

O strano? O sospetto?

Vogliamo dare la colpa al “giovane e inesperto” webmaster che si sarà confuso? 

Impossibile, perchè WIX, il programma che hai usato per creare il tuo vecchio sito (si, quello che non riesci ad elimare dal web) è un programma per siti GRATUITI fai da te.

2) Dietro la Moon Over e l’associazione NO-PROFIT Luna di Seta c’è Massimo Piccolo.

Per esserne certi, al di là di ogni ragionevole dubbio basta andare qui http://www.moonoverproduzioni.it/regolamento.htm (21-screenshot già postato) e notare che l’indirizzo e i numeri di telefono sono gli stessi.

Per conferma basta prendere i due numeri telefonici, uno per volta, metterli su google e guardare i risultati.

Tipo questo:

Ora io mi chiedo: perchè sul sito UFFICIALE di questa associazione NO-PROFIT, ovvero www.lunadiseta.org a oggi, in barba a tutte le regole sulla trasparenza, la chiarezza e il buon senso, non c’è scritto assolutamente nulla?

Nessun nome, nessun numero di telefono, nessun indirizzo, nessun contatto mail, nessuna informazione, nessuno statuto, nessun Presidente, nessun socio, nessun collaboratore e soprattutto nessuna notizia sui tantissimi eventi che organizza. 

Nulla di nulla. Non c’è NIENTE.

Sui tanti profili Facebook invece l’attività di questa associazione (visite guidate a 10/12 euro a persona) è pubblicizzata alla grande.

Qui ad esempio: 

{31-screenshot, non si sa mai}

E lì si che numeri di telefono ci sono: addirittura tre.

(e ovviamente nessuno riconducibile a Massimo Piccolo)

E visto che di questi numeri uno sta in basso e due nell’immagine profilo in alto {32-screenshot, non si sa mai…} io ne ho approfittato e ho chiamato per chiedere come mai sul sito www.lunadiseta.org {33-screenshot, non si sa mai…} non ci fosse nessuna informazione. “ehm…ehm…si no guardi è in progettazione…ehm…ehm…si no guardi noi facciamo tutto solo con Feisbuc…”

La telefonata l’ho registrata e, checchè se ne dica, registrare le telefonate è una cosa assolutamente legale.

Diffonderle invece non lo è.

Ecco perchè non la pubblico.

(ma è a disposizione, tranquillo.)

Se vuoi la conferma chiama Felicia (dipendente? volontaria? provvigioni?) e chiedigliene conto.

E se non si ricorda accennale a quella <…povera nonnina un po’ rincoglionita dall’udito debole ma che alla fine l’ha salutata con la voce da uomo.>

Vedrai, si ricorderà.

E questa poi? sul sito www.lunadiseta.org quando si clicca sulla F di Facebook dove si va? In uno dei tanti profili Luna di Seta che pubblicizzano le visite a pagamento? Noooo, non si va da nessuna parte. E chissà come mai…

Ora quindi io chiedo a te, Massimo Piccolo, che ami definirti scrittore, uomo di cultura e soprattutto uno che si mantiene grazie alle sue “opere” letterarie: per quale motivo di questa associazione NO-PROFIT SENZA SCOPO DI LUCRO, che da ben 15 anni organizza visite guidate a pagamento, finora tu non hai mai pubblicato sul sito ufficiale www.lunadiseta.org lo statuto, l’atto costitutivo notarile, il nome del Presidente, il nome dei soci, la sede, un numero di telefono, un indirizzo, le date degli eventi che organizza e soprattutto il bilancio?

E come mai di questa associazione ci sono così tanti profili Facebook, almeno 4, che invece sono tutti aggiornati quotidianamente in modo puntuale e maniacale?

Apparentemente tu non compari mai dietro questa associazione.

Nei siti, nei blog, su Facebook, su Twitter e -guarda un po’- nemmeno sul tuo sito www.massimopiccolo.it che invece è così aggiornato e ricco di pittoresche informazioni.

MAI, tu non compari MAI.

Eppure tu sei il Presidente.

E con il whois dell’intestazione lunadiseta.org ci si toglie tutti i dubbi una volta per tutti. {34-screenshot} (basta andare su register)

Non è molto ambiguo tutto ciò?

O strano? O sospetto?

Vogliamo dare la colpa anche qui al “giovane e inesperto” webmaster che si sarà confuso? 

Impossibile, perchè WORDPRESS, il programma che hai usato per creare il sito www.lunadiseta.org (si, quello dove non c’è scritto nulla) è un programma per siti GRATUITI fai da te.

Massimo Piccolo, non è che per caso (per caso eh…) l’accurata scelta di non scrivere NULLA sul sito www.lunadiseta.org ti è venuta in mente dopo aver letto le prime NOVE righe di questo link?

https://www.teamartist.com/blog/2013/06/21/guida-agli-errori-da-non-fare-nel-sito-web-della-tua-asd/ che qui riporto:

“Abbiamo già parlato dell‘importanza che ha per una Associazione l’avere un bel sito web. Ma si deve anche tenere in considerazione che il sito web di una Associazione oggi è sia uno strumento essenziale di promozione ma è anche il primo posto dove un ispettore fiscale va a guardare per capire se siete in regola oppure no.”

Dovesse servire e a futura memoria ho SALVATO e CLONATO, con HTTrack, tutti i siti che ho menzionato.

Siti, profili Facebook, profili Twitter, profili Linkedin, articoli di giornali, siti personali, video. Tutto.

Si, è assolutamente legale.

No, se pensi di cancellarli o modificarli -adesso dopo questo post- ti dico che non è buona idea. Anzi.

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E così siamo quasi giunti alla fine di questa triste, tristissima storia.

Torniamo alla lezione: come si può capire, al di là di ogni ragionevole dubbio, senza neanche leggere una riga, senza conoscere tutti questi fatti e in meno di un minuto, guardando solo tre foto di un profilo, se uno potrà o non potrà mai essere uno scrittore?

E questo è dedicato a tutti quelli che pensano che un bravo editor sia colui che giudica un testo in base alla sintassi o peggio all’ortografia.

Un bravo editor, se ne deve fottere delle d eufoniche e delle parole sdrucciole e bisdrucciole tanto quanto degli accenti gravi o acuti.

Per quello c’è il correttore di bozze.

E a dirla tutta non dovrebbe neanche interessargli troppo la forma.

Perchè anche per quello ci sarebbe l’editing.

Un editor capace, veramente capace, e questo non è scritto da nessuna parte, dovrebbe valutare esclusivamente il bene e il male.

In quale forma vengono espressi e a come si pone lo scrittore di conseguenza.

E’ tutto lì, non c’è altro.

I Puffi, La Bibbia, Volo, Tolkien, 50 sfumature, Moccia, Tolstoj: non esiste un solo libro che non parli del bene e del male.

Nelle sue mille forme.

E un bravo scrittore non ha che un modo per riuscirci: essere autentico.

E un buon editor non ha che un modo per capirlo: vedere oltre.

Ecco cosa spiego, con tanto di foto, nei primi tre commenti qui sotto.

La seconda, ben più importante, è prendere atto di come, comportandosi in questo modo, nonostante i blog, gli articoli dei giornali, le interviste e le ospitate su Rai1 da Marzullo non si può che finire col ridursi a provare a vendere tutti i giorni, e a rotazione, un libriccino da 10 euro elemosinando una piccola attenzione virtuale per compensare una grande frustrazione reale.

1) Ad esempio qui, nel suo primo profilo:

2) O qui, nel suo secondo profilo:

3) O qui, nel suo terzo profilo:

4) O qui, nel suo quarto profilo:

5) O qui, nel suo quinto profilo:

6) O qui, nel suo sesto profilo:

7) O qui, nel suo settimo profilo:

8) O qui, nel suo ottavo profilo:

9) O qui, nel suo nono profilo:

10) O qui, nel suo decimo profilo:

Tanti saluti a Massimo Piccolo.

Che esiste.

Da me.

Che non esisto.

Ps: questo post in origine era stato postato su Facebook con tutti i relativi screenshot.

In questo sito purtroppo non si possono postare immagini nei commenti (e comunque con i link presenti si può verificare ogni cosa)

I TRE COMMENTI

UNO: (nella foto c’era lui ad una presentazione in una libreria Feltrinelli point)

Una persona narcisista che non ha una visione oggettiva della realtà e il cui punto di vista è quindi del tutto irrilevante è una persona che per presentarsi sceglie come sfondo una foto con la parola FELTRINELLI bene in vista.

Io sono uno scrittore importante è quello che vorrebbe comunicare.

(alle due persone che dal 2011, in sette anni, gli hanno messo un like)

Vorrei ma non posso è quello che comunica. (a tutti gli altri)

DUE: (questa è una sua foto di 15 anni fa che lui invia a tutte le testate giornalistiche e che utilizza ovunque. Aprite il link, ingranditela e guardate il colore degli occhi.) http://terredicampania.it/cultura/estelle-di-massimo-piccolo-il-nuovo-libro/13/07/2018/

Una persona narcisista che non ha una visione oggettiva della realtà e il cui punto di vista è quindi del tutto irrilevante è una persona che sceglie come foto da mandare in giro (giornali, blog, twitter, profili social, interviste) una foto di chissà quanti anni prima in cui i capelli non sono unti e la barba è quasi ordinata.

Ma soprattutto dove si vedono bene questi splendidi occhi azzurri. 

Intriganti, ipnotici, ammalianti, irresistibili, seduttivi e magnetici.

Ma come sono belli…

TRE: (guardate questo video https://youtu.be/G2NW4YIAYp0 E soprattutto il colore degli occhi…)

Una persona narcisista che non ha una visione oggettiva della realtà è una persona che si pone in modo artefatto pensando di ingannare gli altri per vendergli qualcosa.

Di conseguenza tutto quello che fa, dice o scrive non può e non potrà mai avere nessuna rilevanza. 

Perchè è stato, è e sarà solo un grande bluff.

Nulla contro i cinquantenni sovrappeso, con la barba da fare e i capelli unti, per carità.

Però cazzo, qui gli occhi sono proprio color merda.

Altro che azzurri.

Massimo Piccolo: GAME OVER

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